→ Niente Panico

” La Guida galattica per autostoppisti è un libro decisamente notevole, forse il più notevole, sicuramente quello di maggiore successo, mai pubblicato dalle grandi case editrici dell’Orsa Minore. Più popolare del “Manuale di economia domestica celeste”, più venduto di “Altre 53 cose da fare a gravità zero”… per due importanti ragioni. Primo, costa un po’ meno; secondo, reca la scritta, DON’T PANIC, niente panico, in grandi e rassicuranti caratteri sulla copertina “.
In questa sezione, settimana dopo settimana, troverete fatti, curiosità, approfondimenti ai limiti della fantascienza legati alla principale sfida che l’uomo deve affrontare nello spazio. Una sfida per affrontare una mancanza, un vuoto: l’assenza di peso, appunto. Sfida che viene vinta con la tecnologia, con la pazienza, con l’allenamento, con il lavoro di team e anche con la giusta nutrizione.

Buon ritorno, Samantha!

Questa volta pare che sia vero: la missione di Samantha e dei suoi colleghi Terry Virts e Anton Shkaplerov terminerà giovedì 11 giugno, dopo 199,7 giorni. A meno di 8 ore dal numero tondo 200. Mercoledì alle 16.40, con quasi un giorno di anticipo, Terry ha passato il comando della ISS a Gennady Padalka.


Giovedì il ritorno. Che inizia presto: dopo il risveglio, gli astronauti salutano i propri compagni e poi si sigillano nella capsula Soyuz. Saranno circa le 8:55. Iniziano a questo punto, per diverse orbite, una serie di controlli, di check, di test del veicolo di ritorno. Intorno alle 12:20, i tre astronauti lasciano la Stazione Spaziale: è il momento del cosiddetto undocking. La navicella Soyuz ha mollato gli ormeggi. E inizia a cadere, muovendosi su un’orbita diversa da quella della ISS. Il ritorno della capsula, in effetti, non è altro che un precipitare a terra in modo controllato. Dopo alcune orbite, ecco il momento più importante: la Soyuz accende i motori e si dà la spinta definitiva che ne determina l’uscita dall’orbita (deorbit burn intorno alle 14:51). In pratica, si tuffa verso l’atmosfera. E subito dopo, si libera di due dei tre moduli di cui è costituita: il modulo orbitale e il modulo di propulsione hanno abbondantemente terminato il loro compito, come del resto i pannelli solari. Rimane soltanto il modulo di atterraggio, protetto da un efficace scudo termico. Quando entra negli strati più densi dell’atmosfera, il modulo sarà una specie di cometa incendiata: circondato dal plasma incandescente. A circa 20 minuti dall’atterraggio, previsto per le 15:43, iniziano le manovre per rallentare la velocità di discesa, che nel giro di 8 minuti raggiunge gli 800 km/h. 15 minuti prima dell’atterraggio, si aprono 4 paracadute: prima due, poi, in successione, altri due. Nel complesso, in appena un quarto d’ora, la capsula rallenta fino a circa 30 km/h. Appena un secondo prima dell’atterraggio, si accendono 4 piccoli motori che, come nelle astronavi dei film di fantascienza, con la loro propulsione rallentano ancora la velocità dell’impatto a circa 5 km/h. Nonostante una certa ruvidezza complessiva, le attenzioni alla salute degli astronauti sono molte: per rendere più soffice il rientro, le poltrone su cui siedono sono “tagliate” su misura, anche per quanto riguarda la forma. Piccole nicchie protettive, insomma. Nonostante questo, inutile negarlo: il rientro non è come fare una passeggiata. Urti, strappi, decelerazioni: l’astronauta affronta le ultime prove della sua missione riscoprendo, in poche ore, che cosa significa essere sottoposto ad accelerazioni violenze. Riscopre, insomma, il significato del “peso”, ovvero una accelerazione lungo una specifica direzione, che noi umani chiamiamo “basso”. Ci sono anche conseguenze divertenti. L’astronauta canadese Chris Hadfield, per esempio, noto per aver cantato Space Oddity di David Bowie nella Cupola della ISS, ha raccontato di come, al suo rientro, sia rimasto sorpreso dal sentire il peso persino della lingua e delle labbra. E che, inizialmente, anche parlare gli era parso un’attività diversa da quella degli ultimi mesi. Conoscendo Samantha, e apprezzandola per la sua capacità di comunicare, no panic: continuerà a parlare come prima! Buon ritorno a casa!    

Niente Panico

11/06/2015

Samantha prende il posto di Sunita Williams come astronauta donna con più giorni consecutivi in orbita

Sabato 6 giugno intorno alle 16:21 CET l’astronauta ESA Samantha Cristoforetti diventerà l’astronauta donna con più giorni consecutivi nello spazio nel corso di una sola missione.

Expedition_32_Flight_Engineer_Sunita_Williams_exercises_on_COLBERTIl record era detenuto dalla collega della NASA Sunita Williams, con 195 giorni di missione durante l’Expedition 33 a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Sunita è ancora la donna astronauta con più  passeggiate spaziali nel suo bagaglio personale (ben sette) e inoltre quella con più ore spese al di fuori dell’avamposto orbitante: in tutto 50 ore e 40 minuti.

La missione Futura di Samantha, la seconda di lunga durata dell’Agenzia Spaziale Italiana, Ë stata prolungata dopo alcuni imprevisti con la navicella cargo russa Progress.

Samantha ha gi‡ conquistato un paio di giorni fa il record come astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea con la missione di pi˘ lunga durata.

Niente Panico

06/06/2015

Samantha è l’astronauta ESA da più tempo nello spazio in una sola missione

Oggi intorno alle 17:27 CET l’astronauta ESA Samantha Cristoforetti, in missione per l’Agenzia Spaziale Italiana, batterà il record di più lunga permanenza nello spazio in una sola missione per un astronauta europeo. Il suo ritorno era originariamente previsto il 12 Maggio ma la sua missione Futura è stata prolungata dopo alcuni a causa di un problema al cargo russo dei rifornimenti Progress.

Il record apparteneva precedentemente all’astronauta ESA André Kuipers che ha vissuto e lavorato sulla Stazione Spaziale Internazionale nel 2012 er 193 giorni durante la sua missione PromISSe; anche il suo record era stato stabilito dopo un prolungamento della permanenza nello spazio dopo alcuni imprevisti. Dal suo blog:

“ Una perdita è stata trovata sulla Soyuz che avrebbe dovuto portare qui su l’equipaggio dell’Expedition 31. La nuova navicella di sostituzione è in fase di preparazione; non sarà pronta prima di metà Marzo e quindi il volo di Dan, Anton e Anatoly verrà rimandato di due mesi. Ma questo ha delle conseguenze anche per me, Don e Oleg. Il ritardo è ora di sei settimane e il nuovo ritorno sulla Terra è fissato per il primo Luglio”.

Né Samantha né André detengono il record assoluto di permanenza nello spazio per un astronauta ESA: quello appartiene a Thomas Reiter con ben 350 giorni passati in microgravità durante due missioni: 179 sulla stazione spaziale Mir nel 1995 e 171 sulla Stazione Spaziale Internazionale come membro dell’Expedition 2 nel 2006.

Niente Panico

04/06/2015

Samantha va veloce

Un cargo russo, il Progress 59P, non raggiunge la Stazione Spaziale Internazionale e, come conseguenza, Samantha Cristoforetti prolunga la sua permanenza in orbita.

Vi pare normale? Non ci si aspetterebbe forse il contrario?

Mi spiego. Il Progress avrebbe portato sulla ISS oltre 2350 kg di cibo, 420 kg di acqua, circa 50 kg di ossigeno, in aggiunta al 1300 kg di materiale vario e 500 kg di propellente. Passi per il materiale vario – fra cui i celebri calzini di Samantha: acqua e cibo sono fondamentali per gli astronauti così come per i terricoli. Se ci avessero chiesto di indovinare la reazione da parte degli astronauti, tutti noi avremmo pensato a un anticipo del termine della missione. Niente di tutto questo. Perché?

Andiamo per punti.

La Stazione Spaziale è una casa nello spazio.

Vero, ma questo non significa che gli astronauti aspettino il sabato pomeriggio per fare la spesa al supermercato, come invece facciamo noi terrestri. Niente ultimo momento, dunque: i rifornimenti arrivano molto prima dello stato di necessità e, grazie a un’attenta programmazione delle scorte, la Stazione ha parecchie settimane di autonomia.

Quindi niente panico: lassù non mancano né cibo né acqua e non c’è nessun bisogno di rientrare prima del momento previsto.

Il carico del Progress non ha raggiunto la Stazione perché, a quanto pare, c’è stato un malfunzionamento del terzo stadio del lanciatore Soyuz. Qualcosa è andato storto appena prima del rilascio del cargo.

Il lanciatore Soyuz-U, però, è parente prossimo del lanciatore Soyuz-2, che viene utilizzato per portare sulla ISS gli astronauti. Dato che il lancio del nuovo equipaggio era previsto entro poche settimane, l’Agenzia Spaziale russa Roskosmos ha preferito ritardare la partenza per chiarire esattamente il tipo di guasto che ha prodotto la perdita del Progress. Chi potrebbe darle torto?

Samantha e i suoi colleghi Terry Virts e Anton Skaplerov dovevano lasciare la ISS il 13 maggio.

Vero, ma se il rientro di Samantha & co fosse avvenuto regolarmente, in attesa di chiarire gli aspetti tecnici del Soyuz, la casa spaziale correva il rischio di rimanere abitata dai soli Scott Kelly, Mikhail Kornienko e Gennady Padalka per molti più giorni di quanto non fosse previsto. E questo avrebbe comportato ritardi negli esperimenti e nelle attività previste in orbita.

A cui la decisione di chiedere a Samantha, Terry e Anton uno sforzo aggiuntivo.

A giudicare dai sorrisi raggianti di Samantha, non ci pare che ci sia voluto molto per convincerla: per le prossime settimane, continuerà a sfrecciare a circa 28mila km all’ora. E questo forse spiega perché riesce a fare tante cose, oltre al lavoro vero e proprio: video, foto, collegamenti.

Il segreto? Semplice: Samantha va veloce.

Niente Panico

13/05/2015

Niente panico: le simulazioni di emergenza sulla ISS

Le simulazioni di emergenza sono necessarie e perciò accetto ben volentieri che la caserma dei pompieri dietro casa faccia partire le sirene la sera, anche se mette regolarmente in agitazione nostra figlia un attimo prima che vada a dormire. C’è chi si esercita, come i pompieri, in attesa di una chiamata di emergenza e chi invece, come gli astronauti sulla Stazione Spaziale, si esercita nel caso l’emergenza capiti proprio a lui. Quando ci si trova a circa 400 km dalla Terra bisogna essere in grado di arrangiarsi: gli astronauti a bordo della ISS devono essere addestrati per ogni scenario di emergenza anche perché in alcuni casi persino i contatti radio con i centri di controllo a Terra possono essere interrotti.

Nella simulazione di emergenza di oggi i centri di controllo e l’equipaggio della Stazione Spaziale hanno lavorato insieme in uno scenario di emergenza a bordo (OBT: On Board Training) che prevedeva una perdita di pressione nella ISS dovuta a una fuoriuscita di aria dal modulo giapponese KIBO.

L’allarme è suonato sulla Stazione Spaziale, con il suo penetrante e riconoscibilissimo suono, mentre in contemporanea diversi messaggi di errore si sono accesi qui al centro di controllo: la ISS era entrata in modalità di emergenza. Subito dopo gli astronauti si sono messi in contatto con Houston al Mission Control riportando, comunicando una perdita di pressione a bordo. In questi casi tutte le comunicazioni sono precedute da una frase standard utilizzata per fare in modo che tutti in qualsiasi momento siano consapevoli che si tratta solo di una simulazione e in italiano suona circa come “per l’esercitazione”.

Il direttore di volo a Houston ha già dichiarato la situazione di emergenza (Space Craft Emergency), ovviamente preceduta dalla frase di rito. Nel frattempo Sinje Steffen del gruppo STRATOS del Centro di Controllo Columbus si sta occupando di controllare se il laboratorio spaziale europeo si è o meno riconfigurato automaticamente per lo scenario di perdita rapida di pressione.

Mentre il lavoro procede nei centri a Terra, gli astronauti si dirigono verso le loro navicelle Soyuz, le “scialuppe di salvataggio” della ISS. A bordo ogni astronauta ha il proprio posto e il proprio ruolo. Le navicelle russe sono solitamente il primo punto di raduno in caso di emergenza, per ovvie ragioni. Una volta lì l’equipaggio decide insieme come procedere sulla base della procedura “warning – gather – fight”. Nello scenario di questa volta il loro tempo a disposizione era di cinque ore prima che la Stazione raggiungesse il valore minimo di pressione necessario alla sua sopravvivenza.

Una volta definita l’emergenza gli astronauti hanno iniziato le procedure di controllo di chiusura dei diversi portelli cercando di capire da quale parte la pressione calasse più velocemente e sono riusciti poi, lentamente ma con precisione, a identificare la sorgente della perdita.

Il direttore di volo di Columbus Katja Leuoth e il suo team erano nel frattempo impegnati a stare al passo con il calo di pressione all’interno del laboratorio europeo: ogni componente al suo interno ha infatti un valore minimo di pressione dell’aria e ognuno di loro andava spento prima di raggiungere il livello critico ed essere compromesso. Tuttavia, trattandosi di una simulazione nessuno degli esperimenti è stato veramente spento…

Una veloce perdita di pressione è uno dei tre principali scenari di emergenza definiti per la Stazione Spaziale Internazionale.

A seconda della grandezza della perdita ci sono diversi modi di “tappare il buco”: da una toppa fino all’utilizzo di un materiale simile alla plastilina. Tutto il lavoro è ovviamente eseguito dall’interno della struttura della Stazione ed è relativamente facile: rispetto al vuoto dello spazio la pressione della ISS è decisamente elevata e spinge qualsiasi guarnizione contro la superficie… è molto più semplice che quando si ripara il foro nella ruota di una bicicletta!

Thomas Uhlig, Columbus Control Centre

Nell’immagine di copertina: Samantha Cristoforetti e l’equipaggio della ISS nella sezione russa della ISS durante l’allarme ammoniaca del 15 gennaio 2015. Gli allarmi sono segnati in rosso sugli schermi dei computer.

Niente Panico

21/04/2015

Il ritorno del Dragone

Non so se Samantha, da bambina, amasse catturare farfalle con un retino. Ma sono sicuro che neanche nei suoi sogni più sfrenati avrebbe pensato di poter catturare, da grande, un Dragon con un braccio robotico.

Eppure è toccato proprio a lei acciuffare la navicella Dragon della SpaceX e proprio da uno dei posti che preferisce della ISS: la Cupola. È la prima volta di un astronauta italiano. Samantha è stata assistita dal collega della NASA Terry Virts, pronto a coadiuvarla in caso di emergenza. Potete leggere alcune note sulla tecnica di cattura nel diario di bordo (link a L+20, L+21: Esercitarsi con il braccio per afferrare Dragon).

Vorrei invece soffermarmi sul vero e proprio “stop & go”  ballato dal Dragon nel corso dell’avvicinamento, che mette in luce il gioco di squadra tra equipaggio della ISS e centri di controllo a terra. È un aspetto, questo, che grazie anche ai contributi in prima persona del ColCC  su Avamposto42 sta iniziando a emergere. Ma non è mai abbastanza: una missione spaziale è veramente un gioco di squadra di grande precisione.

Il Dragon, costruito dalla compagnia privata Space X, approda alla sua prima orbita di transito dopo circa 10 minuti dal lancio. Da qui inizia l’inseguimento automatico alla ISS, che dura circa un paio di giorni.

Quando la navicella si trova in vista della stazione spaziale, il Centro di Controllo (quello della NASA a Houston e quello di Space X a Hawthorne) attiva la spinta del motore, che la conduce dolcemente a circa 250 metri dal traguardo. È qui che entrano in gioco gli occhi del Dragone: un radar a luce visibile (LIDAR) e una telecamera sensibile agli infrarossi. Il confronto fra le informazioni fornite dai due strumenti, permette al Dragon di stabilire con grande precisione sia la sua distanza dalla stazione che la sua velocità.  Nel frattempo, durante le orbite precedenti, sono state attivate le telecomunicazioni tra Dragon e casa spaziale (sulle frequenze UHF, per la precisione). Gli astronauti, da questo momento, telecomandano il Dragon nel corso dei successivi avvicinamenti, sotto il monitoraggio da terra da parte del centro di controllo di volo della NASA al Johnson Space Center.

Primo stop dopo appena 50 metri. Controllo da Terra e se è tutto regolare si può procedere. Da questo punto in poi, si entra nella cosiddetta Keep-Out Sphere. Ammettiamolo: come diceva Guccini, “gli americani ci fregano con la lingua, capisci?”. Sono fenomenali nell’inventare nomi da fantascienza: Keep-Out Sphere significa solo che si è abbastanza vicini alla ISS da dover essere ancora più cauti di prima per evitare il rischio collisioni. Keep-Out Sphere: geniale.

Di nuovo comandi all’equipaggio, che portano il Dragon a 30 metri dalla stazione.  Stop e controllo da terra.

Ultimo sforzo, prima di mettere in azione il braccio robotico: telecomando all’equipaggio e Dragon che giunge a 10 metri. Stop e controllo da terra. È tutto a posto? Se lo è, il braccio robotico cattura la navicella e… ma questa è una storia che già conoscete.

 Stefano Sandrelli

Nell’immagine di copertina: Dragon-4 arriva alla Stazione Spaziale Internazionale nel settembre 2014. Credits: NASA 

Niente Panico

17/04/2015

Come addomesticare il vostro esperimento spaziale

Ci sono operazioni che qui dal Centro di Controllo a Terra non possiamo controllare più di tanto e questo, lo ammettiamo, ci rende nervosi a volte. Una di queste è l’esperimento MARES nel laboratorio spaziale Columbus: è  grande, altamente complesso e a volte sa essere alquanto capriccioso.

Il Muscle Atrophy Research and Exercise system (MARES) http://en.wikipedia.org/wiki/Muscle_Atrophy_Research_and_Exercise_System) ci permette di studiare il sistema muscolare degli astronauti e contribuire cosi a rispondere ad alcune delle domande essenziali che riguardano le missioni spaziali di lunga durata: come reagisce il corpo umano alla microgravità ? Quanto velocemente i muscoli si indeboliscono se non vengono usati da un astronauta?

Muscle Atrophy Research and Exercise System (MARES). Credits: ESA

Muscle Atrophy Research and Exercise System (MARES). Credits: ESA

A volte ci piace pensare a MARES come a una specie di “ mostro” : riempie ben meta’ del modulo Columbus. Richiede molto tempo ad essere preparato e altrettanto tempo per essere messo via alla fine della sessione; assomiglia un po’  ad uno di quegli attrezzi da palestra che si trovano nei centri fitness e che nessuno all’ inizio sa mai come usare. E’ forse per questo che noi flight controllers ne abbiamo cosi’  tanto rispetto: e’ un sistema meccanicamente complesso e tutte le volte che ci sono stati problemi mentre un astronauta lo stava utilizzando si sono rivelate situazioni decisamente complicate da risolvere alla radio.

Quindi devo ammettere che quando ho scoperto di non essere di turno quando MARES era programmato mi sono sentito sollevato; anche se poi non bisogna mai sottovalutare i colleghi in malattia da dover sostituire….

Ma alla fine i miei colleghi e Samantha Cristoforetti hanno fatto un ottimo lavoro; la sostituzione della batteria e’ andata a buon fine (una macchinario di queste dimensioni richiede più’  energia di quella che il Columbus può’ fornire di per se’ ). Oltre a questo lavoro di manutenzione Samantha ha installato un nuovo hard drive per poi testare MARES per la prima volta in orbita attraverso la calibratura dei suoi servomotori.

E infine MARES e’ stato rimesso dove ogni mostro deve stare, nella sua “ gabbia”  (un armadio all’interno del laboratorio Columbus)…ma solo fino alla prossima volta!

Thomas Uhlig, Columbus Control Centre

Nella foto di copertina: Da non provare a casa, solo nello spazio! Quattro anni fa MARES veniva installato nel modulo Columbus – l’astronauta Doug Wheelock dimostra la sua bravura in microgravità’. (Credits: NASA)

Gli esperimenti di Futura | Niente Panico

27/03/2015

Respira: l’esperimento Airway Monitoring

Mi ricordo molto bene della lunga discussione che abbiamo avuto quando lavoravo come bagnino molti anni fa: era meglio dare o no lo spray alla nitroglicerina ai pazienti che soffrivano di cuore? Da un lato questo spray è in grado di dare un immediato sollievo al paziente ma dall’altro lato può anche fargli abbassare notevolmente e in poco tempo la pressione sanguigna – una condizione non proprio raccomandabile in caso di emergenza. All’epoca decidemmo di no e fu una saggia decisione. La nitroglicerina sublinguale agisce sul monossido di azoto, una molecola che anche il corpo umano produce e che può essere usata come indicatore di uno stato infiammatorio delle vie respiratorie: un suo aumento nell’aria espirata può indicare infiammazione.

“Airway Monitoring” è un esperimento piuttosto complesso che è stato messo a punto proprio per capire come funzioni questo meccanismo e in che modo possa essere influenzato da un flusso sanguigno guidato dalla gravità e dalla pressione atmosferica.

I risultati sono importanti per la ricerca medica di base come anche per il futuro dell’esplorazione umana dello spazio oltre l’orbita bassa e verso altri corpi celesti. Le polveri presenti sulla Luna e su Marte sono molto aggressive e di conseguenza non solo bisognerà pensare a come proteggere le navicelle spaziale ma anche a come proteggere polmoni e gole degli astronauti che le useranno. È inevitabile che le polveri si accumulino nelle tute spaziali utilizzate o nei condotti dell’aria delle future eventuali stazioni su Marte e/o sulla Luna: sarà quindi di primaria importanza individuare sul nascere una eventuale infiammazione delle vie respiratorie.

La scorsa settimana sia Samantha sia il collega statunitense Terry Virts della NASA hanno iniziato i preparativi dell’esperimento; dopo aver portato l’equipaggiamento nel Quest airlock (solitamente utilizzato per la preparazione delle passeggiate spaziali) hanno iniziato le prime misurazioni venerdì

Con la supervisione dell’astronauta Barry Wilmore della NASA in qualità di ufficiale medico di bordo Samantha e Terry hanno iniziato le procedure previste per Airway Monitoring abbassando la pressione dell’aria all’interno dell’airlock.

Data la sua complessità, l’esperimento ha visto la collaborazione di più team a livello internazionale: il centro danese DAMEC, per la sua lunga esperienza con i medici di bordo, a Houston il gruppo che si occupa del controllo del Quest airlock, noi qui a Oberpfaffenhofen e, infine, Katja Leuoth e Marius Bach dal Columbus Control centre, per il supporto agli astronauti. Per delle procedure così complicate e che richiedono precisione gli astronauti hanno bisogno di un costante aiuto da Terra per fare in modo che l’esperimento venga condotto nel miglior modo possibile e per rispondere alle loro possibili domande in tempo reale.

Ora è tempo di lasciare i risultati agli scienziati: i dati ricavati devono essere processati e analizzati per poi decidere in che modo continuare le sessioni future di Airway Monitoring.  Il Columbus Control centre sarà pronto a riportare gli astronauti nell’airlock per rispondere alle loro domande e preparare il terreno per quelle missioni future che avranno la fortuna di atterrare in atmosfere meno dense di quella terrestre….

Col-CC

Nella foto di copertina Samantha mentre esegue delle misurazioni BDC (base data collection) per l’esperimento Airway Monitoring.

Per saperne di più: http://avamposto42.esa.int/blog/diario-di-bordo/single/l-129-nella-camera-ipobarica-lesperimento-airway-monitoring/ http://www.esa.int/spaceinimages/Images/2015/03/Samantha_working_on_Airway_Monitoring

Gli esperimenti di Futura | Niente Panico

13/03/2015

Il passaggio del comando sulla ISS

Tre membri dell’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale sono pronti a ritornare sulla Terra domani, mercoledì 11 Marzo dopo circa sei mesi sull’avamposto orbitante durante i quali hanno lavorato ed eseguito molti esperimenti scientifici e diverse dimostrazioni tecnologiche.

Il comandante dell’Expedition42 Barry Wilmore (NASA) ha consegnato il comando della ISS al suo collega Terry Virts (NASA) in una cerimonia avvenuta questo pomeriggio (ora italiana), segnando così l’inizio dell’Expedition43.

Wilmore ritornerá sulla Terra a bordo della Soyuz TMA-14M insieme agli ingegneri di volo  Alexander Samokutyaev (Roscomos) ed  Elena Serova (Roscomos). Questi alcuni dettagli per seguire al meglio il loro viaggio di ritorno alla gravità:

change of command ita Qui invece il video con il replay del passaggio del comando della Stazione Spaziale:


Niente Panico

10/03/2015

A spasso nello spazio con Barry e Terry

E dopo 91 giorni, finalmente si esce di casa. Certo, non per prendere una boccata d’aria, s’intende.

Barry Wilmore, che ha già fatto una EVA lo scorso ottobre e Terry Virts, alla sua prima volta, inaugurano una serie di tre missioni all’esterno della ISS che si snoderanno lungo qualche settimana.

Nel corso della loro prima uscita, Barry e Terry (nomi azzeccatissimi per un duo da palcoscenico, sia pure spaziale!) dovranno stendere alcuni cavi e iniziare a preparare il Canadarm-2, uno dei bracci robotici della stazione, per quando – più avanti – saranno installati due adattatori IDA (International Docking Adapters) per l’attracco di navicelle spaziali.

Gli IDA, costruiti dalla Boeing, arriveranno sulla ISS uno alla volta – a bordo delle navicelle Dragon della SpaceX e troveranno posto entrambi sul Nodo-2, Harmony. Niente di complicato, in linea di massima. Il Nodo-2, infatti, può contare su dei PMA (Pressurized Mating Adapter), oggetti da nome nome oscuro, ma dalla funzione chiara: sono dei canali di connessione lunghi un paio di metri fra la stazione e i veicoli spaziali. Hanno una funzione simile a quei tunnel che collegano gli aerei con i locali interni degli aeroporti.

Basterà collegare, quindi, ciascun IDA a un PMA e il gioco è fatto, come in un lego spaziale. Ma c’è sempre il modo di rendere il gioco più divertente, come quando, con i lego casalinghi, ci accorge che “questo bel pezzo giallo stava meglio là piuttosto che qua”.

Nel nostro caso, se è vero che il primo IDA si potrà collegare direttamente al PMA-2, che già si trova all’estremità anteriore (rivolta verso la direzione di moto della ISS, forwards-facing, come dicono gli inglesi) di Harmony, per il secondo l’operazione è un po’ più complessa. La seconda IDA sarà collegata all’adattatore PMA-3, ma prima bisognerà spostare quest’ultimo dal Nodo-3 al Nodo-2, in posizione zenitale (verso l’alto, space-facing). Insomma, il solito balletto di smonta e rimonta a cui ci hanno abituato gli astronauti in questi anni.

Perché prendersi questa briga? In teoria, i nuovi portelloni di accesso dovranno accogliere nuovi veicoli commerciali a partire dalla fine del 2017, secondo quando annunciato da Boeing e SpaceX. Nel lungo termine, i due IDA permetteranno all’equipaggio di crescere da 6 a 7 membri. Un’astronauta in più permetterebbe di dedicare molto più tempo alla ricerca.

Ma in queste ore, oltre a prepararsi all’uscita nello spazio, gli astronauti hanno anche questioni molto concrete. È arrivato finalmente il Progress russo, con tre tonnellate di cibo, acqua, rifornimenti e nuovo hardware per gli esperimenti. Rimarrà attraccato alla ISS fino ad agosto.  E con l’arrivo del Progress, termina questo inteso periodo di va e vieni dalla Stazione che, come ricorderete, ha visto anche la partenza del Dragon e dell’ultimo ATV europeo.

Stefano Sandrelli

Per altre foto sulla spacewalk di sabato 21 febbraio: http://www.nasa.gov/mission_pages/station/expeditions/expedition42/gallery.html#.VOtMxvmG-So

Nell’immagine di copertina: l’astronauta Terry Virts visto dalla Cupola e fotogafato da Samantha Cristoforetti verso la fine della sua spacewalk con il collega Butch Wilmore.

Niente Panico

23/02/2015