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Il motto di ieri: niente panico!

Nella foto: Samantha Cristoforetti durante una simulazione di emergenza durante l’addestramento prima del lancio.


“Niente panico” è scritto a chiare lettere sulla Guida Galattica per Autostoppisti nella serie di Douglas Adams. “Niente panico” è stato, però, anche il motto ieri al Columbus Control Centre a Oberpfaffenhofen, in Germania, come anche al Centro di Controllo della Stazione Spaziale a Houston, Mosca e Tsukuba (Giappone).

Alle 9:44 italiane all’interno della ISS è scattato un allarme di emergenza, che poteva indicare la presenza di ammoniaca (proveniente dai circuiti di raffreddamento esterni) nell’ atmosfera della Stazione. Seguendo le procedure di emergenza, gli astronauti si sono immediatamente recati nel segmento russo della Stazione, dove non vi sono circuiti di raffreddamento ad ammoniaca e dove hanno potuto verificare dalle misure effettuate che non vi erano tracce di ammoniaca in aria.

Già da subito sono sorti dubbi sul fatto che si trattasse veramente di un inquinamento di ammoniaca nell’aria che respirano gli astronauti, ma per ragioni di sicurezza (la precauzione non è mai troppa quando ci trova nello Spazio) all’equipaggio è stato chiesto di restare nel segmento russo mentre la situazione veniva analizzata nel dettaglio.

In questo tipo di emergenza il circuito di raffreddamento esterno ad ammoniaca viene subito spento e la pressione viene ridotta per impedire ulteriori perdite di gas tossico nei moduli abitativi della Stazione Spaziale. Ieri il sistema di controllo termale B ad acqua è stato spento, rendendo non disponibile ben metà del sistema di raffreddamento della ISS.

Anche il laboratorio Columbus è stato spento dal suo centro di controllo (COL-CC) per ridurre la produzione di calore negli ambienti della Stazione.

Mentre gli astronauti attendevano l’ok per riaprire il portello che divide il segmento russo dal resto della Stazione, i Centri di Controllo erano impegnati a farsi una prima impressione di cosa era accaduto e cercare di adattare la configurazione della ISS per affrontare la situazione. Nel frattempo alcuni esperti sono stati chiamati per analizzare i dati relativi agli allarmi scattati; nel pomeriggio la situazione si è fortunatamente stabilizzata e si è potuto concludere che si fosse trattato di una serie di falsi segnali, generati a livello di computer.

Infine verso sera è stato possibile dare all’equipaggio l’ok per rientrare nella parte statunitense della ISS, indossando comunque le maschere anti-gas per sicurezza, mentre veniva analizzata l’atmosfera del modulo. Una volta confermata l’assenza di ammoniaca, alle 21:00 Samantha Cristoforetti e gli altri membri della Stazione hanno avuto il via libera per tornare a dormire nei loro letti.

Nonostante si sia trattato di un falso allarme, il sistema termale di controllo B rimane tuttora spento; non vogliamo agire con troppa fretta: la Stazione Spaziale è un sistema complesso ed è bene che recuperi la sua completa funzionalità in modo graduale. In effetti, l’emergenza si è trasformata in niente altro che un problema di organizzazione per noi, che ci siamo ritrovati a riaggiustare la schedule degli astronauti per recuperare il tempo perso!

In un certo senso, questa giornata di allarme è arrivata nel momento migliore: gli astronauti erano pronti a iniziare una serie di esperimenti con alcuni esemplari di moscerini della frutta (vivi) e altri esperimenti di biologia che sarebbero falliti se non seguiti in maniera continua (come sarebbe successo durante il tempo passato dall’equipaggio nel segmento russo).

Nonostante il Columbus sia stato spento gli esperimenti e l’hardware del Laboratorio sembrano essere in buono stato e aver superato bene l’emergenza. Se tutto procede secondo i piani probabilmente nella giornata di oggi Samantha Cristoforetti e Terry Virts saranno in grado di condurre la prima sessione per l’esperimento Airway Monitoring.

In conclusione: anche se ci fosse davvero stata una perdita di ammoniaca la situazione era sotto controllo sia sulla Stazione Spaziale sia ai Centri di Controllo. Questo ci ricorda però quanto essenziali siano le simulazioni alle emergenze e l’addestramento che astronauti e personale a Terra fanno più e più volte prima di una missione (Samantha Cristoforetti aveva partecipato ad una simulazione di emergenza proprio per un caso come questo un paio di settimane prima del lancio).

E ci ricorda quanto saggio sia il motto della nostra missione: Niente Panico!

Per l’ articolo originale (in tedesco): http://www.dlr.de/blogs/de/desktopdefault.aspx/tabid-9260/15960_read-791/

Thomas Uhlig, Columbus Flight Director

Niente Panico

15/01/2015

Terra Madre Day chiama AstroSamantha

In occasione del Terra Madre Day, la giornata in cui Slow Food festeggia in tutto il mondo il cibo buono, pulito e giusto, i bambini che curano gli orti in Condotta a Capannori hanno partecipato all’iniziativa Dalla Terra allo spazio e ritorno. Insieme agli alunni e le maestre, ai nonni e ai genitori, la comunità leguminosa, rete dei produttori dei Presìdi Slow Food di legumi, che ha partecipato a Slow Beans, lo scorso week end a Capannori. Per solidarietà con l’astronauta e per orgoglio della scelta dei legumi, i bambini hanno assaggiato la “zuppa spaziale” portata in degustazione dagli amici della piattella canavesana di Cortereggio. I bambini, qualcuno più reticente, qualcuno entusiasta, ma tutti curiosi di mangiare cibo “spaziale” hanno assaggiato la zuppa. Qualcuno ha poi, diplomaticamente, dichiarato che quella della mamma è meglio, ma solo “perché questa è fredda”.

Alla fine della degustazione, i bambini hanno preparato un messaggio da inviare all’astronauta italiana.

  

descospaziale_9Cara Samantha,

Oggi abbiamo festeggiato il Terra Madre Day a Lucca, insieme ai contadini della “comunità leguminosa” di SlowBeans, quelli che coltivano i fagioli. C’erano anche Ivano e Giovanni che coltivano i fagioli, Michele per le fave, Silvana che coltiva piselli selvatici, Giuseppe con le lenticchie, Elisabetta, Bartolomeo e tanti altri ancora, le maestre e i nonni che ci insegnano a fare gli orti a scuola, e poi ci hanno detto che anche tu mangi la zuppa di fagioli nello spazio. Abbiamo guardato i tuoi messaggi dall’astronave e abbiamo mangiato tutti insieme la “zuppa spaziale” nella busta, come la tua, e ci è piaciuta! È buona, anche se quella della mamma è un po’ meglio, perché questa era un po’ fredda. Però speriamo che puoi mangiare anche altre cose e non sempre zuppa di fagioli. Noi abbiamo mangiato anche i biscotti che fa Alda con i fagioli rossi. Anche quelli sono buoni.

A scuola, qualche volta guardiamo i tuoi messaggi con le maestre e abbiamo visto che avete fatto l’albero di Natale ma perché lo avete messo in giù?

Ci piacerebbe tanto venire nello spazio anche noi, ma vorremmo sapere alcune cose:

Se qualcuno soffre il mal d’auto, ci può salire lo stesso su un’astronave?

Se ti affacci al finestrino dell’astronave, ci vedi a noi?

Che tempo fa nello spazio?

Nell’astronave, c’è un letto o devi dormire sempre in piedi?

Ci passa Babbo Natale nello spazio o è troppo lontano?

Speriamo che tu faccia un buon viaggio sulla tua astronave e che non cadi in un buco nero e che tu possa rispondere alle nostre domande. Ti mettiamo da parte dei biscotti per quando ritorni. Un grande abbraccio da tutti i bimbi delle scuole di Capannori e tanti auguri di buone feste.

 

Gli alunni delle scuole primarie di Marlia e Segromigno e della scuola dell’infanzia di Guamo

Domande dalla Terra

15/12/2014

La sveglia dell’astronauta

Come sapete sulla Stazione Spaziale giorno e notte non sono bene distinti come qui sulla terra: ogni ventiquattro ore l’equipaggio della ISS vede in media 15 albe e tramonti. Per questo motivo gli astronauti cercano di mantenere anche nello spazio la stessa (o quasi) routine che si avrebbe sulla Terra, sveglia inclusa. E cosa c’è di meglio che svegliarsi con una bella canzone per iniziare bene la giornata?

Insieme a Samantha e in collaborazione con Rainews, abbiamo pensato di coinvolgere nella scelta della canzone del suo risveglio tutti noi terrestri e, per questa settimana iniziale anche una terrestre speciale: Gianna Nannini!

Ogni settimana verranno proposte dieci canzoni tra cui potete scegliere (votando il sondaggio che trovate in homepage in basso a destra qui); c’è tempo fino a mercoledì. Poi le tre canzoni più votate verranno mandate a Samantha Cristoforetti che ne sceglierà una per la sveglia del venerdì mattina.

 La lista delle canzoni di questa settimana (cinque delle quali scelte appunto da Gianna Nannini) sono:

  • Ciao – Gianna Nannini
  • Futura – Lucio Dalla
  • I Believe I Can Fly – R. Kelly
  • I’ll Fly For You – Spandau Ballet
  • Il mondo – Jimmy Fontana
  • L’isola che non c’è (Seconda stella a destra) – Edoardo Bennato
  • Lontano dagli occhi – Gianna Nannini
  • Un’avventura – Lucio Battisti
  • Volare – Domenico Modugno
  • Wagon Lits – Gianna Nannini

Cosa aspettate? Votate la vostra preferita qui e fatecelo sapere!

01/12/2014

La dispensa della Stazione Spaziale Internazionale

Per capire che ore sono sulla Stazione Spaziale Internazionale certo non si può guardare fuori dalla finestra (sebbene quella in dotazione agli astronauti sia molto grande e abbia una vista fantastica) e vedere se è giorno o notte.

Noi abitanti della ISS, infatti, ogni ventiquattro ore vediamo in media quindici albe mentre la Stazione gira attorno al mondo!

Nonostante questo siamo ancora comunque abituati ad avere una giornata di ventiquattro ore, a dormire la “notte” e a mangiare tre pasti il giorno (più ovviamente qualche occasionale snack). Per questo motivo la nostra giornata, che segue il fuso orario di Greenwich, è regolata con gli stessi ritmi che avremmo sulla Terra. Solitamente gli impegni di ogni membro dell’equipaggio durante i giorni lavorativi non permettono di condividere insieme pranzi e cene; cosa che invece accade nei weekend dove la cena diventa un momento di condivisione per tutti noi.

Ma come si organizza il pranzo o la cena di un astronauta? Dove si prepara il cibo?

Le scorte di cibo sono conservate in varie borse in diversi luoghi della Stazione – molte sono nel PMM Leonardo, il modulo fornito dall’Agenzia Spaziale Italiana. Nel Nodo 1 (Harmony), c’è il cosiddetto cibo “in uso”: di che si tratta? E’ presto spiegato. Prendiamo per esempio la categoria “verdura e minestre”: a bordo ci sono diverse borse di verdura e minestre ancora sigillate. Quella aperta e in uso è nel Nodo 1 in una cassettina rigida. Quando cerco una minestra o una zuppa apro quella cassettina e vedo che cosa è in offerta: ho provato per esempio un’ottima zuppa di lenticchie e dei gustosi asparagi! Quando la cassettina è vuota, si va a recuperare la prossima borsa di verdure e minestre… ma non prima della data in cui siamo autorizzati ad aprirla! Questo per evitare che mangiamo le scorte del prossimo equipaggio: sarebbe davvero pessima etichetta spaziale.

Che cosa abbiamo oltre verdure e minestre? Senza andare a controllare, mi vengono in mente le categorie “ frutta e frutta secca”, “colazione”, “ contorni”, “carne e pesce”.

Alcuni cibi sono pronti per essere consumati: per esempio le tortillas o la frutta secca. Altre devono essere reidratati con acqua calda (per esempio la mia quiche di verdure di stamattina a colazione) o con dell’acqua a temperatura ambiente (per esempio i cereali con mirtilli di ieri mattina). Altre vivande vanno invece soltanto scaldate nello scaldavivande elettrico, che ha la forma di una valigetta. Per esempio i miei pomodori con melanzane di oggi a pranzo!

Quando arriva un veicolo, per qualche giorno c’e’ anche del cibo fresco. Per esempio, con la nostra Soyuz sono arrivati pomodori, arance e mele. Inoltre, ogni astronauta ha il proprio “ bonus food”, nove borse di cui possiamo specificare il contenuto! Del mio bonus food parleremo parecchio qui si Avamposto 42!

Che utensili utilizziamo per mangiare? Gli strumenti principe sono le forbici, per aprire le buste, e il cucchiaio lungo: questo per riuscire a recuperare il cibo fino in fondo alle buste. Un piccolo set di forbice, cucchiaio e forchetta vola con noi sulla Soyuz ed è poi trasferito sulla Stazione: e uno dei primi consigli di Butch all’arrivo è stato “Attenti a non perdere il vostro cucchiaio!”

Samantha Cristoforetti

La foto di copertina è stata scattata durante la nostra cena per il giorno del Ringraziamento ieri sera. Altre foto qui.

Fai il pieno giusto | Metabolismo ed energia

28/11/2014

Benvenuti al nostro Milliways

-Sì, signore- disse il cameriere… – Questo è Milliways, il Ristorante ai termini dell’Universo.

Il Ristorante ai termini dell’Universo rappresenta una delle speculazioni più azzardate di tutta la casistica degli esercizi ristorativi. È stato costruito sui resti  frammentari di un pianeta in rovina che è-sarebbe fu-sia sarà-era racchiuso in una vasta bolla temporale e proiettato avanti nel tempo fino all’istante preciso della Fine dell’Universo. Una cosa pressoché impossibile…

Fin qui, forse le cose suonano molto strane rispetto ai nostri di Ristoranti.

Ma ecco che mentre Zaphod, Trillian e Ford sono al tavolo…

Un grande animale del genere bovino si avvicinò al tavolo dove sedeva Zaphod.

Buonasera- disse, accovacciandosi a terra – Io sono il principale piatto del giorno.(…) Ho fatto ginnastica e mangiato un mucchio di cereali perciò c’è  tanta buona carne qua dietro.

 Quello che stanno vivendo i protagonisti del secondo libro della Guida Galattica per Autostoppisti di D.Adams non è certo quello che possiamo sperimentare noi quando andiamo al ristorante piú vicino: quando ci sediamo al tavolo il piatto del giorno non viene certo ad accoglierci!

Ma c’è una cosa che di sicuro Adams e il suo “piatto del giorno” hanno detto giusto: per stare in forma cereali e ginnastica sono essenziali. Non si tratta di fantascienza, questi piccoli accorgimenti non funzionano solo per il Ristorante ai termini dell’Universo, anzi valgono per tutti i terrestri come Arthur Dent…e forse anche Marvin!

Qui su Avamposto42 siamo convinti che per stare in salute  non servano regole complicate: è sufficiente capire come ogni cibo che mangiamo “parla” al nostro corpo. Per questo motivo abbiamo pensato di portarvi con noi in questa missione…

Per questo motivo non rimane che salire a bordo, o meglio…a tavola!

La missione Futura è  appena partita e da oggi, ogni settimana, cercheremo di raccontarvi come mettere il carburante giusto nel vostro corpo e come farlo lavorare al meglio, proprio come fosse una piccola Soyuz in versione umana.

Samantha Cristoforetti

24/11/2014

Il buon giorno si vede dall’alba

Il preparativo, il lancio, il viaggio: tutti momenti emozionanti. Ma quale sarà il primo ambiente della Stazione Spaziale in cui Samantha metterà piede? O meglio: non metterà piede. D’accordo, riformuliamo la domanda: quale sarà il primo ambiente della Stazione Spaziale in cui Samantha potrà fluttuare senza peso?

Samantha si troverà in territorio russo: la Soyuz, infatti, si connetterà con il segmento della Stazione sotto la responsabilità della Russia. In particolare, la navicella attraccherà al modulo Rassvet, termine che significa “alba”. Rassvet, che tecnicamente è conosciuto come Mini-Research Module 1, è un modulo relativamente piccolo. soyuz position dockingHa un volume abitabile di pochi metri cubi: in pratica è un “disimpegno” per tutti coloro che arrivano in orbita con il volo spaziale della Soyuz. Piccolo, ma sufficiente per allungare finalmente le gambe.

È un modulo arrivato sulla Stazione da relativamente poco, dal maggio 2010, a bordo della penultima missione dello shuttle Atlantis, la STS-132. Con l’installazione del Rassvet, che ha alcuni spazi dedicati ai laboratori e altri dedicati allo stoccaggio di materiale di vario genere, le porte di attracco del segmento russo sono diventate ben quattro. Questo consente di gestire al meglio il traffico di Progress, Soyuz e ATV dell’ESA che salgono e scendono dalla Stazione.

Rassvet conduce a un altro modulo russo, Zarya, che è stato il primo modulo della Stazione Spaziale a essere lanciato in orbita, il 20 novembre 1998: ormai sedici anni fa. Dal segmento russo, Samantha raggiungerà poi il Nodo 1 e da lì avrà poi la possibilità di dare una prima occhiata alla sua nuova casa spaziale. E di raggiungere il suo “angolino” riservato per qualche minuto di privacy.

Stefano Sandrelli

Per saperne di più sul modulo Rassvet:

http://www.space.com/72-iss-module-russian-mrm-1-rassvet.html

http://www.russianspaceweb.com/iss_mim1.html

Niente Panico

24/11/2014

Indossare una bolla d’aria

Una bolla d’aria: ecco come viene descritta dall’astronauta canadese Chris Hadfield la tuta Sokol, che Samantha e i suoi colleghi indosseranno nel corso del lancio della Soyuz che li porterà sulla Stazione Spaziale, nella notte fra domenica 23 e lunedì 24 novembre. Una bolla d’aria, e non perché sia leggera come il vento o morbida come un soffio d’aria sul viso, ma perché è la descrizione letterale del suo funzionamento. La Sokol è infatti una tuta che, in caso di emergenza, è in grado di sigillare l’astronauta al proprio interno, garantendogli le giuste condizioni ambientali, con un’aria pienamente respirabile.

Il mantenimento della bolla respirabile nella tuta è dovuto a uno strato interno di policaprolattame gommificato e uno strato esterno di tela di nylon bianco. La tenuta è garantita per circa 30 ore in un ambiente pressurizzato, mentre per un paio di ore in ambiente non pressurizzato. La tuta, inoltre, è provvista di cavi elettrici che alimentano un ventilatore, per eliminare o ridurre il sudore, e di cavi che riforniscono la tuta di ossigeno e di aria.

sam entering the sokolIndossarla è più semplice di quanto non accada con una tuta per le attività extraveicolari, ma non è certo come mettersi una t-shirt. La Sokol è un pezzo unico, guanti a parte, dalla testa agli scarponi. Ci si infila dentro come… avete mai visto il film di fantascienza (con varie punte di horror) che si intitola La cosa? Il regista era John Carpenter. Un alieno cattivissimo usciva improvvisamente da sotto lo sterno dei malcapitati umani che ne erano vittime. Per la Sokol è un po’ il viceversa. Ci si cala dentro la tuta – iniziando dai piedi – all’altezza dello sterno, infilandosi dentro a una specie di membrana che forma un budello. Quando la parte inferiore del corpo è a posto, allora si procede a infilare anche braccia e spalle infine la testa, inchinandosi e facendola poi riemergere nell’alloggiamento a cui è fissato il casco. I guanti vengono messi dopo.

Unici pregi, per quanto riguarda la vestizione: pesa appena 10 kg ed è tagliata su misura per ogni membro dell’equipaggio. Per curiosità: quella di Samantha è la Sokol numero 422, che contiene il numero 42 – quello della spedizione e quello della nota risposta alla domanda fondamentale della Guida galattica.

Una volta indossato questo bozzolo protettivo, la vera comodità arriva solo quando l’astronauta assume una posizione “alla Soyuz”. Ovvero seduto, con le ginocchia piegate verso la cassa toracica, in posizione di partenza. Come molti altri elementi spaziali russi, insomma, è un oggetto molto orientato al suo scopo, terribilmente efficiente ma che non lascia grandi spazi di manovra.

Una volta attraccati alla Stazione Spaziale, Samantha e i suoi colleghi lotteranno diversi minuti per togliersi questa tuta e si cambieranno d’abito prima dell’ingresso nella casa orbitale. Come conviene a chi festeggia l’arrivo in una nuova casa.


Altre foto di Samantha con la Sokol qui.

Stefano Sandrelli

Niente Panico

21/11/2014

Tè e caffè visti da vicino

In un precedente post abbiamo parlato di quanto sia importante fare una colazione corretta per garantire fin dalla prima mattina il giusto apporto di nutrienti al proprio corpo.

Se la colazione deve essere un pasto completo può quindi arricchirsi di alimenti che di solito non consumiamo appena svegli, come uova, pane integrale, della ricotta, se non addirittura tonno e salmone. Della colazione classica, però, si può mantenere la buona abitudine di bere del caffè o del .

Il caffè, soprattutto noi italiani, lo conosciamo bene: per molti più che una semplice bevanda è un rito per scandire vari momenti della giornata. Il segreto del caffè risiede nella caffeina. Sappiamo come questa sostanza stimolante allontani la fatica e il sonno, aumenti le prestazioni del cervello e favorisca la prontezza di riflessi. In un’ora raggiunge la massima concentrazione nel sangue e il suo effetto può durare anche fino a dodici ore.

Agisce sul cuore, dilata le coronarie e le arterie, rilassa la muscolatura dello stomaco e dell’intestino e ha proprietà diuretiche che, se associate alla sudorazione, possono favorire un’eccessiva disidratazione. Per poter beneficiare delle proprietà positive del caffè e evitare, invece, gli effetti indesiderati, è bene non superare le tre tazzine al giorno sempre con l’accortezza di consumarlo senza zucchero. Se, in un primo momento, non si riesce a consumarlo amaro, si può mescolare un po’ di cardamomo o di vaniglia finché non ci si abitua al diverso sapore.  Il caffè contiene anche molti antiossidanti e sostanze che attivano il metabolismo come l’acido clorogenico.

Rispetto al caffè, siamo meno abituati a consumare il tè, ancor di più se parliamo di tè verde. Eppure questa bevanda contiene elevate concentrazioni di catechine e, in particolare, di epigallo-catechina-3-gallate, un potente antiossidante che aiuta la detossificazione epatica e ha azioni protettive nei confronti dei tumori. Il tè verde aiuterebbe anche a ridurre il livello di colesterolo “cattivo” (LDL) nel sangue oltre che il rischio di patologie cardiache. Contribuisce anche a regolare il metabolismo del glucosio, con conseguenze positive per chi soffre di diabete, e a prevenire la demenza senile. Si può dire, quindi, che il tè verde sia davvero un elisir di giovinezza.

Dr.Filippo Ongaro

Per saperne di più: http://www.filippo-ongaro.it/    

Nutrizione e salute

18/11/2014

Pronto? Chiamo dalla ISS….

Una nuova domanda per #ChiediloaSamantha, questa volta arrivata sulla pagina Facebook di Avamposto42. Sonia ha infatti chiesto:

Ciao Samantha! Oltre alle domande su esigenze più “pratiche” nello spazio e varie curiosità a cui hai già risposto, mi é sorta questa domanda, forse più personale.. Qual è stata la reazione spontanea di parenti ed amici quando hai dato l’annuncio della tua missione? Durante la permanenza sulla stazione, i membri dell’equipaggio possono ricevere/mandare messaggi dalle persone più care? Ti ringrazio moltissimo se troverai tempo per rispondere e ti faccio un grosso in bocca al lupo per l’imminente avventura! Sonia

Samantha Cristoforetti ora si trova a Bajkonour per l’ultima settimana (e qualche giorno) prima del lancio e dell’inizio della missione Futura domenica 23 Novembre ma ci ha inviato la sua risposta:

Cara Sonia,

I miei amici e la mia famiglia, come puoi ben immaginare, sono stati felicissimi per me quando hanno appreso della mia assegnazione alla missione che sarebbe poi stata battezzata Futura. Una volta entrata a far parte del corpo astronauti europeo nel 2009 e una volta completato l’addestramento basico a fine 2010, avevo iniziato l’addestramento per la Stazione Spaziale Internazionale a metà 2011 come astronauta di riserva dell’Agenzia Spaziale Europea ed ero in trepida attesa di un’assegnazione ad una spedizione ISS. Sapevo che la seconda missione di lunga durata dell’Agenzia Spaziale Italiana era  prevista per il 2015 e speravo naturalmente di essere assegnata a questa opportunità di volo. Quando l’annuncio arrivò a metà 2012, arrivò anche la notizia che la missione ASI era stata anticipata di sei mesi: e quindi doppia gioia, ed eccomi qui, ormai pronta a partire!

Ma veniamo alla tua seconda domanda: durante la permanenza sulla ISS possiamo mandare messaggi email per motivi privati. Possiamo anche riceverli, ma soltanto da un numero molto limitato di indirizzi autorizzati. Le comunicazioni di servizio vengono invece inviate ad un altro indirizzo, che prevede vengano inoltrate sulla Stazione Spaziale soltanto dopo una verifica del contenuto da parte di CAPCOM, la posizione nel Centro di Controllo Missione di Houston che è deputata a parlare con gli astronauti a bordo (e questo può dare l’idea che CAPCOM è responsabile di molte cose, non solo parlare sul canale Space-to-Ground!).

Abbiamo anche un telefono VOIP (Voice-Over-IP) con cui possiamo chiamare i numeri terrestri, ma soltanto per motivi strettamente privati, mai di lavoro o di pubbliche relazioni. Non è considerato uno strumento di comunicazione operativo, ma soltanto un mezzo di supporto psicologico all’astronauta. E no, non c’è un numero a cui risponde la Stazione Spaziale, solo chiamate in uscita!

Infine, una volta a settimana ci viene data la possibilità di fare una videoconferenza con la nostra famiglia.

Ciao e crepi il lupo!

Samantha

Chiedilo a Samantha

14/11/2014

International Space Station (prima degli Shenanigans)

Samantha Cristoforetti volerà in direzione della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) tra meno di due settimane. Nel corso della missione Futura, che vede attivamente coinvolte ESA, ASI e Aeronautica Militare, la nutrizione avrà un ruolo di grande rilievo. Che cosa succedeva prima della selezione degli Shenanigans, quando gli astronauti europei non disponevano ancora del bonus food di Argotec?

A bordo della ISS non ci sono frigoriferi o congelatori per alimenti, anche se questi erano stati pianificati all’inizio del progetto come parte integrante del modulo abitativo degli Stati Uniti. Tuttavia, questa soluzione è stata presto abbandonata a causa del costo e della potenza necessaria, giudicati eccessivi. Di conseguenza, i tecnici hanno concentrato i propri sforzi sullo sviluppo di prodotti alimentari a lunga conservazione.

La durata delle missioni ISS era inizialmente di quattro mesi, quindi era necessaria una varietà alimentare maggiore rispetto al passato in modo da sostenere al meglio la salute e la psicologia dell’equipaggio. A partire dal 1998 sono stati sviluppati una cinquantina di nuovi prodotti termostabilizzati, preferibili rispetto a quelli liofilizzati anche per ovviare alla mancanza di produzione autonoma di acqua a bordo della ISS, oggi possibile grazie al Potable Water Dispenser. Inoltre, le nuove ricette sono state formulate in modo da avere una quantità moderata di sodio e di grassi.

Dopo l’incidente del Columbia, nel febbraio del 2003, la durata della missioni a bordo della ISS è stata portata a sei mesi, rendendo l’alimentazione ancora più importante. Gli astronauti potevano comporre il loro menu scegliendo tra 185 cibi e bevande della NASA e 100 dell’agenzia spaziale russa. I loro menu venivano spesso integrati con una piccola quantità di bonus food, anche se questo era decisamente primitivo rispetto a quello realizzato da Argotec. Gli alimenti extra potevano essere caramelle, biscotti e cracker già disponibili in commercio, anche se con determinati livelli di qualità e shelf-life.

Il cibo veniva trasportato sulla ISS tramite Shuttle e voli Progress. Insieme a questo veniva stivata anche una piccola quantità di cibo fresco, soprattutto mele, arance e carote. In generale, grazie alla lunghezza delle missioni ISS, gli astronauti hanno potuto disporre di un modello alimentare più stabile di quello Shuttle, dove i tempi erano molto più ristretti e frenetici. Anche per questo motivo, il consumo di alimenti è stato più alto sulla ISS, anche se non ancora al livello osservato durante il programma Skylab.

Antonio Pilello

Per saperne di più: http://www.argotec.it/argotec/index.php/spacefood

Storia del cibo spaziale

13/11/2014